Filtri per lunghe esposizioni: da dove iniziare? Parte 2 – Filtri GND
Nella fotografia di paesaggio è essenziale bilanciare i vari elementi di una scena ed ottenere la migliore esposizione possibile dalla fotocamera, in modo da lavorare di meno nella fase di post-produzione. In questo secondo articolo dedicato ai filtri vediamo cosa sono i GND e come usarli al meglio.
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Nel primo articolo dedicato ai filtri abbiamo visto cosa sono gli ND e come il loro utilizzo sia essenziale per creare delle lunghe esposizioni (se lo avete perso lo trovate qui). In questo secondo articolo parliamo invece di un tipo di filtri incredibilmente utile in tutta la fotografia di paesaggio, non solo per le lunghe esposizioni: i filtri GND.
Filtri GND, di cosa si tratta?
Un filtro GND (Graduated Neutral Density – filtro a densità graduata) è un filtro fotografico che permette di scurire alcune parti selezionate della scena che stiamo fotografando con una transizione più o meno netta a seconda del grado utilizzato. In questo modo l’esposizione sarà correttamente bilanciata in tutta la scena senza avere zone sovraesposte.


L’effetto è simile a quello che si ottiene utilizzando i filtri graduati in post-produzione ma con delle differenze sostanziali:
- La gestione della luce avviene direttamente in camera cosa che permette di bilanciarla al meglio senza correre il rischio di avere zone bruciate. Le parti troppo sovraesposte, infatti, non saranno mai recuperabili al 100% in post-produzione, mentre usando un filtro fisico direttamente in campo la luce verrà gestita correttamente su tutta la scena.
- Sempre grazie alla corretta gestione della luce la scena risulterà perfettamente bilanciata, in post-produzione invece bisognerà fare attenzione perché un utilizzo scorretto o eccessivo dei filtri per recuperare le zone con diverse esposizioni può generare effetti innaturali e rendere la foto visivamente non piacevole.
- Correggere una foto esposta male al computer può richiedere tempo, personalmente trovo molto più veloce ed immediato l’uso di un GND in campo rispetto allo stesso in post-produzione. Specialmente nelle scene dove la gestione della luce è complicata, come albe e tramonti con luce particolarmente forte o con il sole all’interno della composizione, l’uso del GND sulla fotocamera risulta molto più veloce e soprattutto efficace.
- Il filtro permette di ottenere una foto con una corretta gamma dinamica senza dover ricorrere all’unione di più scatti con varie esposizioni il che ha diversi vantaggi in termini di tempo, sia di scatto che di post-produzione, senza contare il fatto che diversi concorsi fotografici non accettano foto fatte unendo più file. Io personalmente trovo anche più soddisfacente l’idea di portare a casa una foto corretta con un singolo scatto, ma questi ovviamente sono gusti personali.


Come si usa un GND?
Il filtro a densità graduata, o digradante, è per metà trasparente e per l’altra metà scuro con la parte centrale sfumata a seconda della transizione scelta. In questo modo la parte della scena posizionata in corrispondenza dell’area trasparente verrà lasciata inalterata, mentre nella parte scura la luce verrà ridotta andando così a sottoesporre le zone con una luce particolarmente forte che, di solito sono quelle in corrispondenza della luce diretta (che spesso coincide con il cielo ma non sempre).
Il GND, a differenza di ND e polarizzatore, è un filtro che fino a qualche anno fa era disponibile solamente in versione a lastra e non esisteva nella versione a vite. Più recentemente sono apparsi sul mercato alcuni GND a vite ma personalmente li trovo senza senso perché in un filtro circolare la sfumatura resterebbe fissa e non risulterebbe mai posizionata correttamente in corrispondenza della luce a meno che non si alteri la composizione spostando la fotocamera e si scatti solo con orizzonte dritto.


Per utilizzare il filtro in campo va quindi fatta scorrere la lastra nel portafiltri, posizionandola in corrispondenza della linea creata dalla luce. Se ci troveremo davanti a una scena con la luce “dritta”, ad esempio un paesaggio marino con il cielo più chiaro rispetto al primo piano, sarà sufficiente posizionare il filtro sulla linea dell’orizzonte.
In presenza di scene più complicate invece, come un fascio di luce che filtra tra le montagne, bisognerà togliere il blocco dall’holder e girarlo lateralmente fino a posizionare il GND sulla linea di luce (e ricordarsi poi di bloccare nuovamente l’holder).
In base alla quantità di luce e a quanto è netta andremo a scegliere la transizione corretta tra quelle esistenti e gli stop da utilizzare.


Quale filtro scegliere?
I filtri GND, esattamente come gli ND, sono disponibili in diverse gradazioni, espresse in stop, in base alla quantità di luce presente. Esistono poi quattro tipi diversi di transizione, ognuna con diverse gradazioni, da scegliere in base alla scena da fotografare:
- Soft: in questo filtro la transizione tra zona chiara e scura è molto sfumata, rendendolo ideale per tutti quei paesaggi in cui la separazione tra aree chiare e scure non è ben definita, come ad esempio quelli montani e collinari.
- Medium: come dice il nome è un filtro con una transizione media, una via di mezzo tra il Soft e l’Hard. Si tratta di un filtro molto versatile ed è infatti un’ottima scelta per chi acquista questo tipo di filtri per la prima volta.
- Hard: la separazione tra zona chiara e scura qui è molto più marcata ed è ideale per paesaggi marini dove si ha una linea dell’orizzonte dritta con luce forte, oppure in tutti quei momenti di luce laterale molto netta.
- Reverse: in questo filtro la transizione è la stessa dell’Hard ma l’effetto scuro è sfumato e si dissolve progressivamente (come in un Soft) verso la parte superiore del filtro. Questo lo rende adatto alle fasi iniziali dell’alba e finali del tramonto quando il sole è presente nella parte bassa della composizione mentre la parte alta è più scura.
Si possono usare più filtri GND contemporaneamente? Assolutamente si, in questo modo è possibile creare combinazioni differenti così da dosare le transizioni come meglio credete e, specialmente quando si creano condizioni di luce particolare può essere utile mixare due filtri.


Consigli per gli acquisti
Se avete deciso di provare un GND ma non sapete da dove iniziare a scegliere tra tutti quelli in commercio, pensate innanzitutto a che tipo di fotografia fate principalmente. Se siete appassionati di montagne difficilmente vi servirà un filtro Hard e sarebbe meglio per voi iniziare con un Soft. Tutto il contrario invece per i fan delle lunghe esposizioni marine, io che scatto molti di questi paesaggi utilizzo spesso l’Hard e il Medium.
Se scattate un po’ di tutto o volete iniziare con qualcosa di intermedio allora un filtro Medium è la scelta migliore.
Il Reverse, invece, è un filtro un po’ più avanzato che può andare a completare il vostro kit ma non lo consiglierei per iniziare.
Ricapitolando:
- Se non avete mai utilizzato un GND come primo filtro mi sentirei di consigliarvi il Medium da 3 o 4 Stop, se poi vi trovate bene potete spostarvi su altri filtri GND per completare il vostro set.
- Un Soft 3 Stop o 4 Stop può essere un’ottima aggiunta se con il Medium vi trovate bene e pensate che avere una transizione più morbida possa aiutarvi nella gestione della luce.
- Un Hard 3 Stop, invece è il filtro ideale nel caso in cui vogliate una maggiore intensità nella riduzione della luce e apprezziate un maggiore contrasto oppure scattate con il sole frontale abbastanza spesso.
- Se avete già altri GND e trovate che l’Hard scurisca o contrasti troppo la scena il Reverse 4 Stop potrebbe essere il filtro che vi manca per completare il kit.
Io utilizzo dal 2019 i filtri di NiSi con ottimi risultati, trovate qui la loro gamma di filtri GND e qui il loro sistema holder portalastre V7.
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