Dietro le quinte: una riflessione sull’autocritica

Dietro le quinte: una riflessione sull’autocritica 

Una sbirciata nel backstage di una delle mie avventure fotografiche, un tramonto molto promettente ma poco riuscito 

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Questa foto non mi piace. Ogni fotografo dovrebbe essere il primo a promuovere il proprio lavoro in modo da farlo apparire al meglio, no? Eppure, io non riesco proprio a convincermi che questa sia una foto riuscita. Sono sempre stata molto critica sul mio lavoro fotografico, ma ci sono alcune mie foto che guardo e penso che siano proprio come le volevo, che poi possano piacere ad un occhio esterno o meno, per me quelle sono comunque foto ben riuscite perché trasmettono esattamente quello che io volevo comunicare, pur con magari tutti i punti migliorabili che a parer mio ci sono sempre. 

Ma andiamo con ordine: ho scattato questa foto durante un viaggio che ho fatto alle isole Shetland, che fin dall’inizio è partito con il piede sbagliato, meteo assolutamente terribile; o cielo completamente senza nuvole oppure totalmente coperto senza un minimo di luce. Tuttavia, la sera in cui ho scattato questa foto le previsioni sembravano ottime, così dopo un trekking non brevissimo mi sono armata di pazienza; ad un certo punto inizia a piovere, il cielo dietro di me diventa plumbeo ed estremamente definito, perfetto per una foto, peccato che a livello compositivo il paesaggio non fosse decisamente un granché. Stessa cosa quando è apparso un arcobaleno alla mia destra, sopra un pascolo, mentre la zona che avevo individuato per la composizione? Qualche sporadica nuvoletta nella parte bassa della scena e un enorme buco in quella alta.  

La foto, naturalmente l’ho scattata lo stesso ma la mancanza di nuvole nella parte alta ha fatto sì che la luce si riflettesse sul mare portando a quel colore grigiastro e un po’ spento; aggiungiamo anche la mancanza di luce laterale perché le nuvole dietro facevano da tappo e il mare praticamente calmo, e il gioco è fatto! 

L’importanza dell’autocritica 

Trovo che foto come questa siano estremamente importanti dal punto di vista della propria crescita fotografica, insegnano a capire cosa è andato storto e come migliorare un’immagine. In questo caso la luce e il meteo sono stati fondamentali nella non riuscita della foto. Non aver cambiato la scena ha comunque aiutato ad avere un’immagine gradevole perché se mi fossi spostata avrei avuto probabilmente delle belle condizioni atmosferiche ma una composizione inutilizzabile. 

L’autocritica è uno dei motori più potenti per la crescita di un fotografo, ma è un’arma a doppio taglio che va gestita con equilibrio. Senza la capacità di valutare oggettivamente il proprio lavoro è quasi impossibile progredire, ma un eccesso di severità, come tutti gli eccessi, può essere altrettanto dannoso per la creatività. 

Quello che può tornarci utile, invece, è riconoscere cosa è andato storto per il prossimo scatto; potevo fare qualcosa contro un meteo avverso? Purtroppo, no, ma la cosa che sono contenta di aver fatto è stata individuare la composizione migliore in quel momento, che ha trasformato quantomeno una foto poco riuscita in una almeno piacevole.  

L’autocritica smette di essere utile quando si trasforma in ipercritica e ci impedisce di mostrare quello che creiamo per paura che non sia abbastanza perfetto, anche se, il fine ultimo dovrebbe sempre essere amare quello che si sta facendo e apprezzare il tempo che si passa in campo a scattare. 

Se guardi i tuoi scatti degli ultimi anni con occhio critico, noterai dei pattern: errori ricorrenti, ma anche dettagli costanti come, ad esempio, l’uso di una determinata luce, una predilezione per certi tipi di dettagli, un certo modo di comporre. Riconoscerli ti permette di prendere quei punti di forza e usarli per creare il tuo stile unico e riconoscibile, trasformando uno scatto da un atto casuale a un gesto puramente intenzionale. 

E così una foto uscita male si trasforma in un tentativo di comunicare qualcosa con il mio stile di scatto, che anche se non è riuscito per il meteo avverso rimane comunque qualcosa di mio e personale, che non avrebbe potuto uscire in altro modo. 

Per concludere, quindi, ben vengano i momenti in cui una foto non esce come speravamo (anche se, sul momento lo sappiamo tutti che la prima reazione non è strettamente filosofica!) ma che ci aiuta a crescere e a sviluppare un nostro stile di scatto ben definito e riconoscibile, portando sempre a casa il meglio che la fotografia può regalarci.

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