Diario di un viaggio molto lento

Diario di un viaggio (molto) lento 

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Sono nata in una famiglia di campeggiatori e ho passato le mie vacanze di infanzia tra roulotte, camper e campeggi vari, e questa propensione alla vita all’aria aperta è rimasta saldamente con me fino alla vita adulta. Con il mio partner di vita ho passato le estati degli ultimi anni a vagabondare il più possibile (per quanto permesso dai nostri lavori da adulti) per tutta l’Europa, dalla Corsica e la Sardegna, fino alle remote isole Orcadi o all’arcipelago delle Lofoten, insieme al nostro fedele Fiat Doblò riconvertito a micro-van. 

L’anno scorso, complice il nostro amore per luoghi alquanto freddi e ventosi che poco si prestano al restare a lungo fuori dall’abitacolo, e quest’ultimo particolarmente ristretto, abbiamo deciso di compiere il grande passo e provare ad acquistare un camper. Per quanto ci saremmo volentieri orientati verso un camper furgonato purtroppo spendere la metà del valore della nostra casa in un camper non rientrava nel nostro budget e così abbiamo deciso di orientarci su qualcosa dal gusto decisamente più vintage, assolutamente convinti che tutto sarebbe filato liscio (spoiler no!). 

Siccome nessuno di noi due conosce le mezze misure appena messo mano sul nostro Westfalia Sven Heidin del 1978 abbiamo deciso che lo avremmo portato alle isole Shetland, confidando probabilmente nella protezione del famoso esploratore a cui il nostro nuovo mezzo doveva il nome. Tempo utile per la preparazione: 4 mesi.  

In questi 4 mesi ci siamo scoperti meccanici, tappezzieri, esperti di pannelli solari e batterie, falegnami ed esperti cambiatori di oblò, nonché infaticabili pulitori di moquette (che probabilmente non vedeva una pulita proprio dal ‘78). Abbiamo riparato guasti al sistema di alimentazione delle bombole del gas, sventato un’invasione di vespe nel retro e cambiato tutte le luci, rendendo l’interno nettamente più confortevole ma conservando l’iconico look anni ‘70. 

Dopo aver completato tutti i compiti che ci sono venuti in mente e aver caricato Sven di provviste era finalmente giunto il momento di partire; la strada era praticamente la stessa che avevamo affrontato l’anno precedente per arrivare alle isole Orcadi con il nostro Fiat Doblò, anche se non avevamo propriamente considerato un piccolo dettaglio, ovvero che lo Sven Heidin è un veicolo a 4 marce con velocità massima stimata 90 km orari (che in realtà si rivelerà una stima molto ottimistica). 

Fin dai primi chilometri una cosa ci è decisamente chiara: Sven è il veicolo più lento su cui abbiamo mai messo piede. Il che può essere un vantaggio meraviglioso per chi decide di fare una rilassante vacanza sulle colline toscane ma forse non è strettamente l’ideale per chi ha 26 giorni contati per fare 5000 chilometri! 

Ma non ci perdiamo d’animo e affrontiamo le quasi giornaliere 8 ore di guida con qualche piccolo incidente di percorso, come una batteria dopo l’altra a terra, fino a raggiungere il Regno Unito. Dopo esserci lasciati alle spalle le infinite autostrade della Francia riusciamo finalmente a goderci il paesaggio inglese e al secondo giorno arriviamo in uno dei miei luoghi preferiti in assoluto: la costa della Northumbria. 

Qui trascorriamo una delle giornate che più ho amato di questo viaggio, ho sempre avuto un’attrazione particolare per questa zona e in particolare per il castello di Bamburgh, un luogo che oltre ad avere un interesse paesaggistico notevole (e infatti ogni volta che ci vado scatto diverse foto analogiche) è anche incredibilmente interessante dal punto di vista storico. Affacciato direttamente sul mare e su una lunghissima spiaggia sabbiosa il Castello di Bamburgh è un’antica fortezza millenaria e culla dei re di Northumbria. Unisce secoli di storia a panorami mozzafiato, confermandosi uno dei monumenti più iconici e spettacolari d’Inghilterra, ma merita sicuramente anche una visita all’interno. 

Dopo uno spettacolare risveglio di fronte al castello siamo pronti per entrare in Scozia, la prima parte del nostro viaggio è quasi terminata e in un altro paio di giorni arriviamo ad Aberdeen da dove prendiamo il traghetto notturno per le isole Shetland, dopo 8 giorni di viaggio. 

Sbarchiamo a Lerwick, la capitale dell’arcipelago, accolti da un insolito sole e dopo un breve giro per la cittadina e una tappa colazione obbligata iniziamo a pensare a dove andare. Ovviamente da bravi fotografi uno dei nostri obiettivi principali è scattare foto, ma ancora non sapevamo che il meteo ci avrebbe remato contro letteralmente ogni singolo giorno. O cielo completamente sereno senza nemmeno una nuvola, oppure tutto coperto senza la minima luce, tanto che ho scattato giusto alcune foto che considero ben lungi dall’essere belle, e il resto con le macchine analogiche, ma d’altro canto non può andare sempre bene, no? 

Per i 10 giorni successivi abbiamo inseguito panorami assolutamente incredibili, fari a picco sul mare, riserve naturali ricche di flora e fauna locali, scogliere battute dal vento e spiagge bellissime, il tutto sempre con un meteo discretamente orribile! 

Abbiamo avuto anche modo di esplorare la parte culturale delle isole, e su questa vorrei soffermarmi un poco di più perché molte volte ho sentito gente chiedermi “ma cosa vai a vedere lì, sono luoghi freddi e desolati, non c’è nulla”, il che è quanto di più lontano dalla realtà.  

Probabilmente una delle giornate più belle che ho passato alle Shetland è quella della visita al Broch di Mousa; Un broch è un’antica torre circolare in pietra a secco, costruita in Scozia durante l’età del ferro (tra il IV secolo a.C. e il II secolo d.C.). Queste strutture, uniche nel loro genere, si trovano soprattutto nel nord della Scozia, nelle isole Orcadi, Shetland e nelle Ebridi, ed erano usati sia come case fortificate per i capi locali, sia come simboli di potere e difesa. Il Broch di Mousa è il più famoso, alto e meglio conservato al mondo. Situato sull’isola disabitata di Mousa, nelle isole Shetland in Scozia, questa torre dell’età del ferro è l’unica a conservare la sua altezza originale, circa 13 metri, e la scala interna in pietra. Appare due volte nelle saghe norrene; una storia racconta di una coppia in fuga che si rifugiò qui dopo il naufragio avvenuto durante il viaggio verso l’Islanda nel 900 d.C., mentre un’altra racconta che il broch era “un posto scomodo da raggiungere” durante un attacco. Si trova sull’isola di Mousa che è una proprietà privata gestita come riserva naturale, e si raggiunge in circa 15 minuti di traghetto, ed essendo una riserva naturale è ricca di fauna locale come la colonia di oltre 6.000 coppie di storm petrels, degli uccelli marini diffusi specialmente in questo arcipelago. 

Dopo aver visitato questa splendida isola e il broch, tornando sulla terraferma con il traghetto abbiamo visto anche alcune balenottere, che hanno reso ancora più magica la giornata. 

Anche se i giorni alle Shetland non sono andati fotograficamente come speravamo non posso certo dire che siano stati brutti, ma purtroppo era giunto il momento di affrontare gli 8 giorni di rientro; non lo sapevamo ancora, ma sarebbero diventati molti di più. 

Appena sbarcati ad Aberdeen il camper inizia a comportarsi in maniera strana, fino a che smette quasi del tutto di accelerare e ci ritroviamo ad andare a 10 chilometri orari. Nonostante siano le 4 del pomeriggio di venerdì, nonché il giorno prima dell’inizio di un ponte che sarebbe durato fino a lunedì sera, la proverbiale gentilezza degli scozzesi ci viene in soccorso e riusciamo a trovare un’officina meccanica disposta a dare una controllata. Sembra ci sia qualche problema al cavo dell’acceleratore ma riescono, nonostante il mezzo sia molto vecchio e non capiscano bene come funziona, a sistemarlo e così ripartiamo. 

Il giorno successivo sembra andare tutto bene fino a quando, allarmati da un nuovo rumore ci fermiamo in una piazzola di sosta; una volta fermi (per fortuna) ci rendiamo conto di quale sia il problema: il cavo dell’acceleratore si è spezzato.  

Ovviamente siamo impossibilitati a proseguire e ovviamente, come accennato prima, siamo nel bel mezzo di una festa nazionale! Dopo circa 8 ore al telefono nella piazzola con l’assicurazione riusciamo finalmente a farci recuperare da un carro attrezzi che, sempre grazie alla proverbiale gentilezza degli abitanti del Regno Unito, ci dà addirittura uno strappo all’albergo più vicino. 

In questo albergo nel bel mezzo del nulla, in un ridente paesino chiamato Pity me, che si traduce letteralmente in “abbi pietà di me” – e sì, qui abbiamo davvero pensato che l’universo si stesse vagamente burlando di noi- abbiamo trascorso la bellezza di 6 giorni. Dopo innumerevoli giri di chiamate e giorni pieni di noia e disperazione siamo riusciti a ripartire ma da qui in poi per i successivi 4 giorni, Sven ha avuto un guasto dopo l’altro, inclusa la batteria morta al controllo passaporti all’imbarco del traghetto per la Francia, probabilmente era stufo di tutti quei chilometri! 

Gli ultimi giorni sono stati un bel delirio di pioggia costante, guasti, paura di doverci fermare di nuovo e stanchezza generale ma alla fine siamo riusciti a tornare sani e salvi. 

A portarmi dietro un cavo dell’acceleratore di scorta quando viaggio! Scherzi a parte, il viaggio è stato assolutamente epico ad un anno di distanza e con la mente lucida, ma probabilmente non lo rifaremmo! Il nostro Sven è un mezzo straordinario, arrivato intatto qui dopo 50 anni di storia su strada, ma si presta sicuramente di più a viaggi lenti e vicino a casa, non di certo a fare 600 chilometri al giorno con due matti che lo trascinano nelle isole più remote d’Europa. È stato il nostro primo vero camper e abbiamo amato la nostra semi-disastrosa avventura ma probabilmente non è il mezzo adatto a noi, o forse lo sarebbe se potessimo investire una discreta somma nel migliorarne la meccanica, ma al momento non lo è. Per questo motivo abbiamo deciso di metterlo in vendita, inclusi tutti gli adesivi e bandierine che si è guadagnato da questo viaggio! 

Se dopo questo diario ti è venuta voglia di emularci, lo troverai qui! 

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